Entro il 21 settembre 2026 chi ha pagato la retta di una scuola paritaria può chiedere un contributo statale che arriva fino a 1.500 euro a studente. È il primo "buono scuola" finanziato a livello nazionale: prima le analoghe misure erano solo regionali, con requisiti e importi diversi da territorio a territorio. La novità è concreta, ma il meccanismo non è un bonus a sportello: il fondo vale 20 milioni e l'importo effettivo lo decide una graduatoria nazionale che parte dalle famiglie con ISEE più basso. Capire come funziona, prima di scadenza, fa la differenza tra ottenere l'importo massimo e restare fermi allo scaglione minimo.
La prima volta che si fa sul serio
La misura nasce con la Legge di Bilancio 2026 (legge 30 dicembre 2025, n. 199) ed è diventata operativa con il decreto interministeriale MIM-MEF n. 140 del 14 luglio 2026, integrato da un avviso del 31 luglio e da una seconda nota del 24 agosto che apre una procedura straordinaria per i minori in affidamento con ISEE autonomo, per i casi che la piattaforma ordinaria non riesce a gestire. Il contesto politico è acceso: il ministro dell'Istruzione e del Merito ha definito la misura un "pilastro del sistema formativo", mentre i sindacati — la FLC CGIL in testa — contestano il finanziamento delle paritarie in un anno di organici in riduzione. Per le famiglie, però, il dibattito conta meno di una data: il 21 settembre, dopo di che il sistema non accetta più istanze.
Chi può fare domanda
Spettano al contributo i genitori o chi esercita la responsabilità genitoriale di uno studente che nell'anno scolastico 2025/2026 ha frequentato una scuola paritaria — e gli studenti maggiorenni con nucleo familiare autonomo possono presentare la domanda per sé. Tre requisiti, che devono valere tutti insieme:
- ISEE del nucleo familiare non superiore a 30.000 euro, con attestazione in corso di validità e senza difformità presso INPS;
- frequenza nel 2025/2026 in una scuola paritaria di secondaria di primo grado (medie) o nel primo biennio di una secondaria di secondo grado (primi due anni delle superiori);
- dati coerenti tra genitore e studente, verificati automaticamente su INPS, SIDI (anagrafe nazionale degli studenti) e Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente.
Restano dunque fuori infanzia, primaria e il triennio finale delle superiori: un perimetro più stretto di quanto il "bonus scuole paritarie" faccia pensare. E non c'è un tetto al numero di figli: si può presentare una domanda per ciascuno, senza limiti. Un'ultima verifica prima di procedere: lo studente deve risultare regolarmente censito nel sistema SIDI, altrimenti la piattaforma non trova l'iscrizione e la domanda non parte.
Quanto si ottiene davvero: la tabella degli scaglioni
L'importo massimo di 1.500 euro è il tetto della fascia a reddito più basso: l'importo cala all'aumentare dell'ISEE, in tre scaglioni definiti dal decreto.
| Fascia ISEE nucleo familiare | Importo minimo | Importo massimo |
|---|---|---|
| Fino a 10.000 euro | 600 euro | 1.500 euro |
| Da 10.000,01 a 20.000 euro | 400 euro | 1.300 euro |
| Da 20.000,01 a 30.000 euro | 200 euro | 1.000 euro |
Il punto che sfugge a molte famiglie: essere in regola con i requisiti dà accesso alla graduatoria, non a una cifra prestabilita. Con 20 milioni a fondo chiuso, il Ministero assegna prima gli importi minimi di ciascuna fascia, in ordine inverso di ISEE, finché le risorse non si esauriscono. La stessa logica vale per chi ha già ricevuto un bonus regionale: il contributo nazionale si somma a quello, ma la somma non può superare il costo medio studente — 7.161,37 euro per la secondaria di primo grado e 7.852,29 euro per la secondaria di secondo grado nell'anno scolastico 2025/26. Se la retta era già ampiamente coperta da contributi regionali, il margine residuo per il buono nazionale si riduce di conseguenza.
La procedura su Unica, passo dopo passo
La domanda si presenta esclusivamente online, sulla piattaforma Unica del Ministero, autenticandosi con SPID, CIE, CNS o eIDAS, nel servizio "Contributo alle famiglie per l'istruzione nelle scuole paritarie – A.S. 2025/2026". Nessun canale alternativo è ammesso. Il flusso completo si trova nella pagina ufficiale del contributo su Unica, con infografica e FAQ aggiornate.
- Accedere alla piattaforma Unica con SPID, CIE o CNS e selezionare l'area Agevolazioni.
- Lasciare che il sistema esegua le verifiche automatiche: frequenza su SIDI, ISEE e composizione del nucleo presso INPS, legame genitore-studente sull'Anagrafe.
- Se l'ISEE risulta difforme, sanarla prima della scadenza presentando una nuova DSU sul Portale unico ISEE dell'INPS, così che l'attestazione risulti pulita al momento del controllo.
- Indicare l'IBAN intestato correttamente per l'accredito e i recapiti per le comunicazioni.
- Inviare entro il 21 settembre: l'esito, con la fascia di reddito e l'importo riconosciuto, arriva via email dopo la chiusura dei termini.
Non serve allegare documenti: incrociando SIDI, INPS e Anagrafe in tempo reale, la piattaforma fa tutto da sola. Per i minori in affidamento con ISEE autonomo che non riescono a completare la procedura ordinaria per problemi di allineamento tra i sistemi, esiste la via straordinaria tramite PEC, sempre con scadenza al 21 settembre.
Cosa significa per le scuole paritarie
Il bonus non è solo un aiuto per le famiglie: per gli istituti paritari è anche una nuova aspettativa di trasparenza. Con una domanda interamente digitale e con il costo medio nazionale reso pubblico, un genitore può ormai confrontare la retta di una scuola con la media nazionale prima ancora di iscrivere il figlio, senza dover telefonare in più segreterie. Le scuole che trarranno maggior vantaggio da questa misura sono quelle che sapranno spiegare in modo chiaro il valore aggiunto del proprio progetto formativo rispetto alla retta richiesta. In pratica tre cose: tenere aggiornate sul sito le informazioni su rette e contributi disponibili, preparare una risposta chiara alla domanda ricorrente su quanto il bonus riduce concretamente la retta, e usare i dati pubblici per mostrare che i costi dell'istituto sono coerenti con la media nazionale. Per le famiglie, che questo sia o meno il loro strumento, il costo medio resta un riferimento utile: confrontarlo con la retta proposta prima di pagare per il 2026/2027 aiuta a escludere le offerte fuori mercato.
I tre errori da non fare
Il primo è il più comune: non partire con l'ISEE valido. Se l'attestazione ha difformità, ogni tentativo su Unica fallisce; la verifica è gratuita e immediata, ha senso farla subito e non a ridosso della scadenza. Il secondo è presupporre che i requisiti garantiscano l'importo massimo: con una dotazione che si esaurisce, presentare la domanda presto non dà vantaggi in graduatoria (il criterio è l'ISEE, non l'ordine di arrivo), ma lasciare tutto all'ultimo riduce il margine in caso di intoppi tecnici. Il terzo è ignorare l'effetto dei bonus regionali già percepiti: chi riceve contributi regionali elevati potrebbe ritrovarsi con un contributo nazionale molto ridotto, perché il tetto è il costo medio studente, non il solo buono. Per le famiglie a cui il bonus non serve, c'è infine un altro lato della stessa medaglia da considerare: le scuole paritarie devono pubblicare trasparenza su rette e contributi, e il confronto con il costo medio nazionale resta lo strumento più onesto per valutare una retta — un elemento utile anche per le scuole stesse, chiamate a comunicare in modo chiaro il valore del percorso rispetto alla retta richiesta.
Dopo il 21 settembre il Ministero formerà la graduatoria unica nazionale e comunicherà gli esiti via email: i bonifici seguiranno, senza una data di accredito fissata nell'avviso. Per chi non ottiene nulla o meno dell'atteso, resta il canale dei contributi regionali — che l'anno prossimo potranno di nuovo variare — e la possibilità di ripetere la domanda per l'anno scolastico 2026/2027, se la misura verrà confermata in Legge di Bilancio 2027.