Tra maggio 2025 e giugno 2026, 186.151 persone hanno completato un percorso di formazione sulle competenze digitali in Italia, senza spendere un euro. Il dato arriva dal monitoraggio del Ministero del Lavoro sul progetto EDO (Educazione Digitale per l'Occupazione), il programma di e-learning del Programma GOL del PNRR, e rappresenta la fotografia più chiara che abbiamo a disposizione su come funziona l'e-learning pubblico quando non è la campagna di marketing di una piattaforma privata: una macchina che muove centinaia di migliaia di adulti, dai percettori di NASpI agli over 50, con risultati misurabili. Ecco cosa raccontano i numeri, e come ci si accede.
I numeri che fanno la differenza
EDO mette a disposizione 56 moduli interattivi: 16 ore di e-learning gratuito che si completano in 90 giorni e si chiudono con un'attestazione da inserire nel curriculum. La piattaforma è stata sviluppata con il supporto tecnico di Deloitte ed è oggi gestita da Sviluppo Lavoro Italia. La distribuzione dei percorsi completati per regione dice molto: il Mezzogiorno non è l'area che si aggancia per ultima alla riqualificazione digitale, ma quella con la domanda più alta.
| Regione | Percorsi completati | Over 50 formati |
|---|---|---|
| Sicilia | 35.175 | 8.703 |
| Campania | 21.421 | 5.989 |
| Lombardia | 18.408 | 6.444 |
| Lazio | oltre 17.000 | 5.866 |
| Calabria | oltre 17.000 | n.d. |
| Puglia | oltre 17.000 | n.d. |
Un altro dato merita attenzione: al 30 giugno 2026 erano ancora 17.504 le persone impegnate sui corsi, e dal 1° luglio gli ingressi sono cresciuti in modo continuativo, soprattutto tramite SIISL, il sistema informatico integrato dei servizi per l'impiego. Non è un picco legato a un singolo avvio, ma una domanda costante: la piattaforma ha contato oltre 317.000 utenti attivi al 24 agosto 2026.
Chi se ne serve: donne, over 50 e il pubblico che non ti aspetti
I dati EDO correggono uno stereotipo radicato sul pubblico della formazione digitale. Le donne rappresentano il 59,2% di chi ha terminato i corsi, con quote nettamente maggioritarie in alcune regioni: 72% in Valle d'Aosta, 67% in Veneto, 66,5% in Toscana. La fascia d'età più attiva è quella dei 35-50 anni, con 67.209 percorsi completati, seguita dai 18-29enni (41.543). Ma il dato che sorprende di più è quello degli over 50: 54.205 utenti, la fascia che fino a poco fa sarebbe stata la prima a essere esclusa dalla formazione "digitale". Anzi, è proprio tra gli over 50 che si vedono dinamiche interessanti: la Sicilia guida la classifica degli utenti più anziani formati (8.703), davanti a Lombardia (6.444) e Campania (5.989).
Sul fronte dell'efficacia, l'indicatore più importante è il tasso di completamento: il 51% dei partecipanti chiude il percorso con la certificazione, il 26,7% degli utenti è percettore di NASpI. In pratica EDO funziona come strumento di attivazione: non solo "offre un corso", ma misura le competenze acquisite e le restituisce ai Centri per l'impiego, che possono poi inserirle nel percorso di reinserimento lavorativo.
Le quattro aree di contenuto: cosa si impara davvero
Il percorso EDO non è un singolo corso generico: è un insieme di 56 moduli raggruppati in quattro aree di competenza digitale di base, le stesse indicate dal quadro europeo DigComp. La prima è l'alfabetizzazione su informazione e dati, che insegna a navigare il web in modo sicuro e a valutare la qualità di ciò che si trova online. La seconda, comunicazione e collaborazione, copre l'uso consapevole di chat, videochiamate, social e strumenti di lavoro condivisi. La terza, creazione di contenuti digitali, porta l'utente a produrre e gestire documenti, presentazioni e contenuti multimediali. L'ultima, sicurezza, è forse quella più sottovalutata: riconoscere furti di identità, truffe online, phishing e proteggere i propri dati. La combinazione delle quattro aree è ciò che distingue un percorso strutturato da una serie di video sparsi: si esce con un quadro completo, non con una competenza a caso.
Un certificato che si può mettere nel CV: e quanto vale
L'attestazione finale EDO non è un badge decorativo: è un documento che certifica 16 ore di formazione sulle competenze digitali di base, rilasciato nell'ambito di un programma pubblico nazionale. Per chi è in cerca di lavoro ha un valore pratico in almeno tre direzioni. In primo luogo, dimostra a un datore di lavoro che si possiedono le competenze digitali minime ormai richieste anche in ruoli non tecnici. In secondo luogo, per i percettori di NASpI e DIS-COLL fa parte del percorso personalizzato che il Centro per l'impiego costruisce con il cittadino, e il completamento viene registrato nei flussi dei servizi per l'impiego. In terzo luogo, per le aziende che acquistano formazione rappresenta un punto di partenza misurabile da cui costruire percorsi più avanzati. Non sostituisce una certificazione specialistica, ma è il livello base che molti ruoli danno per scontato e che, per buona parte della popolazione adulta, non è mai stato formalizzato. Per chi vuole capire come il mercato inquadra le competenze digitali rispetto ad altri indicatori di occupabilità, il portale ClicLavoro del Ministero del Lavoro è la risorsa di riferimento per cercare e offrire lavoro in Italia.
Italia ed Europa: il divario digitale si riduce
La storia di EDO si inserisce in un contesto più ampio. Secondo le rilevazioni Eurostat, tra il 2021 e il 2025 la quota di italiani tra i 16 e i 74 anni con competenze digitali almeno di base è cresciuta di 8,7 punti percentuali, passando dal 45,6% al 54,3%. La crescita si è concentrata dal 2023 in poi, con un incremento medio annuo dell'8,9%: un ritmo che posiziona l'Italia al terzo posto tra i 27 Paesi dell'Unione per dinamica del periodo. Il divario con la media europea, che si attesta al 60,4%, resta, ma la direzione di marcia è quella giusta. Per confrontare i dati italiani con quelli degli altri Paesi dell'Unione, è utile consultare il database Eurostat sulle competenze digitali, una risorsa pratica per chi vuole capire la situazione nazionale o progettare percorsi formativi mirati.
Come accedere a EDO: la guida pratica
Il corso è gratuito, dura 16 ore e va completato entro 90 giorni. Per iscriversi serve solo un'identità digitale, SPID o Carta d'Identità Elettronica: si accede tramite SIISL (siisl.lavoro.gov.it), scegliendo l'ingresso "Accesso cittadini" e poi l'opzione "NASpI/DIS-COLL", oppure direttamente dalla piattaforma dedicata al progetto. L'offerta è pensata soprattutto per i disoccupati coinvolti nel Programma GOL, ma la struttura dei contenuti è utile a chiunque voglia colmare le competenze di base in modo sistematico. Chi ha dubbi su come muoversi può rivolgersi allo sportello di supporto EDO presente nei Centri per l'impiego: gli operatori lo gestiscono in collaborazione con Sviluppo Lavoro Italia, nelle giornate di sportello indicate da ogni struttura territoriale. I moduli si seguono da PC o da smartphone, in modalità asincrona, al proprio ritmo, senza obbligo di frequenza in orari fissi.
Cosa significa per il mondo della formazione
I dati EDO mandano segnali chiari anche a chi offre formazione. Il primo è la domanda: 317.000 utenti attivi e ingressi continui da luglio mostrano che un'offerta di competenze digitali, gratuita e non selettiva, trova un pubblico vastissimo. Il secondo è il profilo: donne e over 50 non sono una nicchia, sono la fascia demografica più ricettiva. Il terzo è la direzione: con la conclusione del PNRR, l'offerta EDO si sta espandendo verso la transizione digitale, le microcredenziali e la cybersicurezza, esattamente gli ambiti in cui la domanda di competenze aggiornate è più forte e il divario tra offerta pubblica e privata è più ampio. Per enti di formazione, agenzie e vendor di piattaforme LMS, il messaggio è semplice: la concorrenza con l'offerta pubblica non si gioca più sull'accesso, ormai gratuito, ma sulla profondità dei contenuti, sulla certificazione riconosciuta dalle imprese e sui risultati misurabili di occupabilità.
I 186.000 completamenti di quest'anno sono un punto di partenza, non di arrivo: la piattaforma sta aprendo nuove aree di corso e i dati del secondo anno diranno se l'aggiornamento digitale della popolazione italiana è un effetto di policy o una tendenza strutturale. Per l'e-learning del 2026, in ogni caso, la domanda non è più se funziona: è chi saprà dimostrarlo con numeri.