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 09/10/2026 [ Orientamento ](/orientamento) 

In questi giorni la scuola francese è al centro di un conflitto che va oltre i tradizionali dissidi tra studenti e governo. La protesta studentesca, che ha portato alla chiusura di 141 licei e prepara un nuovo atto di manifestazioni per il 13 ottobre, ha messo in luce una frattura più profonda: il rapporto tra il sistema di istruzione e le aspettative di chi lo frequenta. In questo scenario, la piattaforma Parcoursup, che gestisce l'orientamento universitario per oltre un milione di candidati, si trova sotto il fuoco delle critiche per un modello che molti definiscono un "fallimento nazionale" nonostante il suo "successo tecnico".

Per chi studia in Italia, osservare queste dinamiche non è un esercizio di curiosità geopolitica: il modo in cui viene gestita la transizione dalla scuola superiore all'università è un tema che ci riguarda da vicino, e i problemi emersi in Francia ci offrono una lente d'ingrandimento sui rischi di un orientamento burocratizzato. La questione non è tanto l'esistenza di una piattaforma centralizzata, quanto la capacità del sistema di rispondere alle domande vere dei ragazzi: che lavoro farò, che senso ha il mio percorso, cosa mi aspetta dopo la laurea.

Le scuole francesi sono state costrette a riaprire le porte non per lezioni, ma per discussioni sulla crisi: i presidi, però, hanno dichiarato che "non spetta a noi rimettere ordine", segnando un passaggio in cui l'istituzione scolastica si dichiara incapace di gestire da sola un conflitto che è innanzitutto culturale e sociale. Questo vuoto di mediazione è esattamente il tipo di vuoto che anche noi, come famiglie e come studenti, dobbiamo imparare a riconoscere e a colmare attivamente.

## Cosa sta succedendo davvero in Francia e perché conta per noi

La protesta studentesca francese è arrivata al suo quinto atto: le manifestazioni del 13 ottobre sono annunciate come il culmine di una serie di mobilitazioni che hanno paralizzato 141 licei. Il malcontento non riguarda solo le condizioni materiali di studio, ma il senso stesso del percorso scolastico. I ragazzi si sentono esclusi da un sistema che li spinge verso la laurea senza garantirgli una direzione chiara, e questo senso di abbandono è il terreno fertile su cui si è sviluppata la protesta.

Parcoursup, la piattaforma che dal 2019 gestisce l'orientamento universitario per i baccalauréat, è accusata di aver trasformato la scelta del futuro in una procedura amministrativa. I dati del ministero indicano che la piattaforma gestisce oltre un milione di candidati ogni anno, ma le critiche parlano di opacità nei criteri di selezione, di mancanza di personalizzazione e di una logica di "accettazione o rifiuto" che non lascia spazio al dialogo. Il paradosso è che Parcoursup ha risolto un problema tecnico: ha digitalizzato e centralizzato il processo. Ma ha creato un problema umano: ha ridotto l'orientamento a un flusso di dati, togliendo al ragazzo il ruolo di protagonista della propria scelta.

Per noi, questo significa che la tecnologia da sola non basta a sostituire il lavoro relazionale che sta dietro una buona scelta. Se in Francia il conflitto è esploso, in Italia siamo ancora in fase di prevenzione: la piattaforma nazionale di orientamento non ha ancora raggiunto la scala di Parcoursup, e questo ci dà il tempo di costruire un modello diverso, che integri il digitale con il rapporto umano tra studente, docente e orientatore.

## Il vuoto di mediazione scolastica: quando la scuola non fa più da ponte

[La dichiarazione dei presidi francesi](https://www.tuttoscuola.com/francia-scuole-riaperte-per-discutere-della-crisi-i-presidi-non-spetta-a-noi-rimettere-ordine/ "Crisi scuola francese e presidi") — "non spetta a noi rimettere ordine" — è la spia più allarmante di questa crisi. La scuola è il luogo dove si dovrebbe costruire il ponte tra il mondo adolescenziale e il mondo adulto, tra il sapere astratto e il lavoro concreto, tra le ambizioni del singolo e le esigenze della società. Quando questo ponte crolla, il conflitto non può essere risolto solo con la protesta di piazza: serve una riprogettazione del ruolo della scuola come spazio di orientamento attivo, non solo di trasmissione di contenuti.

In Italia, il Piano Triennale dell'Offerta Formativa (PTOF) è il documento che dovrebbe raccontare una scuola e le sue scelte in termini di orientamento, ma spesso resta un testo formale che pochi leggono davvero. Il problema francese ci ricorda che il PTOF non è un adempimento burocratico: è la mappa che lo studente e la famiglia devono poter consultare per capire dove sta andando la scuola e se quella direzione è compatibile con i propri obiettivi. Se il documento non viene comunicato e discusso, diventa invisibile e il ragazzo si ritrova solo davanti alla scelta, senza un riferimento concreto su cui appoggiarsi.

Il concetto di "doppio canale di reclutamento" per i docenti, che in Francia è oggetto di dibattito sulla stratificazione delle graduatorie e sulla compatibilità con la Costituzione, è un altro esempio di come le questioni strutturali influenzino la qualità dell'orientamento: se i docenti sono instabili o mal pagati, la loro capacità di investire tempo nel percorso dei singoli studenti si riduce. In Italia, gli aumenti della Retribuzione professionale docenti (Rpd) previsti per il 2027 e la una tantum di 110 euro per il personale ATA sono segnali che la politica sta iniziando a investire sulle condizioni di lavoro, ma restano passi insufficienti se non accompagnati da una riforma culturale del ruolo docente.

## Parcoursup come specchio: cosa possiamo imparare dalla sua crisi

La crisi di Parcoursup ci offre tre lezioni concrete. La prima è che la digitalizzazione senza personalizzazione genera distanza: un algoritmo che incrocia medie, voti e preferenze non può sostituire il colloquio in cui uno studente racconta cosa lo appassiona e cosa lo spaventa. La seconda lezione è che l'orientamento non può essere un evento puntuale (la settimana della scelta, il momento della domanda su Parcoursup) ma deve essere un processo continuo, che parte dalla terza media e si prolunga fino al primo anno universitario. La terza lezione è che il fallimento tecnico non è un fallimento del digitale, ma del modello organizzativo: se la piattaforma non è accompagnata da servizi di supporto, diventa un ostacolo invece che un facilitatore.

Le fiere e i momenti di orientamento come OrientaTalenti, che torna a MIND Milano con istituzioni, università e imprese per accompagnare i giovani alla scoperta delle professioni del futuro, dimostrano che il modello relazionale funziona: quando lo studente incontra chi lavora già nel campo che lo interessa, quando un'azienda racconta le [competenze richieste non solo nel](https://www.famigliacristiana.it/attualita/cos-e-parcoursup-studenti-francia-c1vo2wqb "Spiegazione critica piattaforma Parcoursup") CV ma nella pratica quotidiana, la scelta diventa informata e motivata. Queste esperienze devono diventare la norma, non l'eccezione, e devono essere integrate nel percorso scolastico, non slegate da esso.

La questione del "tetto del 30% di alunni stranieri" e delle ricerche che ne analizzano le implicazioni ci ricorda che l'orientamento deve essere inclusivo: un sistema che non tiene conto delle differenze di background, lingua e cultura di partenza fallisce nel suo compito di garantire parità di opportunità. In Italia, dove la popolazione studentesca è sempre più diversificata, questo significa che l'orientamento non può essere un unico modulo standardizzato per tutti, ma deve adattarsi ai bisogni specifici di ciascun gruppo.

## Come strutturare l'orientamento nel prossimo anno scolastico

Dal conflitto francese possiamo trarre un'agenda pratica per il nostro contesto. In primo luogo, le scuole devono attivare spazi di orientamento strutturati, non solo momenti di emergenza: consigli di classe in cui si discute esplicitamente del futuro professionale, non solo dei voti, e laboratori in cui gli studenti esplorano interessi e competenze attraverso il bilancio di competenze e i test attitudinali. In secondo [luogo, le famiglie devono essere](https://istitutogiovanniarpino.edu.it/servizi/34-orientamento-scolastico "Orientamento scolastico e linee guida") coinvolte come alleati, non come spettatori: incontri specifici con i genitori in cui si condividono informazioni sui percorsi disponibili e sulle loro prospettive occupazionali, per evitare che la scelta sia presa in famiglia in modo chiuso e poco informato.

Le piattaforme digitali possono e devono essere usate, ma come strumenti di supporto, non come sostituti del rapporto umano: una piattaforma che permette di confrontare atenei, corsi e costi, che offre simulazioni di orientamento e che integra dati occupazionali reali, è utile se è accompagnata da un orientatore che la spiega e la contestualizza. Il rischio, come in Francia, è che la piattaforma diventi l'unico interlocutore e che lo studente si senta ridotto a un numero di matricola prima ancora di iniziare il corso di laurea.

Infine, il ruolo delle istituzioni e delle imprese è decisivo: senza un dialogo strutturato tra scuola, università e mondo del lavoro, l'orientamento resta scollegato dalla realtà occupazionale. Eventi come le fiere formative, le settimane dell'orientamento e i progetti di alternanza scuola-lavoro devono essere pensati non come gite fuori porta, ma come momenti in cui si costruiscono competenze reali: capacità di fare un CV, di sostenere un colloquio, di valutare un tirocinio, di scrivere una candidatura per uno stage. Queste competenze, che i ragazzi francesi stanno reclamando con la protesta, sono quelle che in Italia dobbiamo costruire preventivamente, prima che il conflitto esploda.

## Cosa fare adesso: una checklist per studenti, famiglie e scuole

Per gli studenti: non aspettare settembre per iniziare a orientarsi. Utilizza il primo trimestre per fare un bilancio di competenze onesto, per partecipare ad almeno due eventi di orientamento e per parlare con almeno un professionista del campo che ti incuriosisce. Chiediti non solo "cosa voglio fare", ma "che tipo di ambiente di lavoro mi piace" e "che competenze ho già che posso sviluppare". Per le famiglie: informati sulle opzioni disponibili, parla con i docenti e con gli orientatori scolastici, e accompagnalo nel processo senza imporre la tua scelta. La tua esperienza conta, ma il percorso è suo: il tuo ruolo è essere un alleato informato, non un direttore di scena.

Per le scuole: rivedi il PTOF e rendilo un documento vivo, comunicato alle famiglie e discusso con gli studenti. Attiva spazi di orientamento strutturati, non solo durante le settimane dedicate. Forma i docenti sul ruolo di orientatori, non solo di trasmettitori di contenuti. Per le istituzioni: investi nelle piattaforme digitali, ma investi anche nei servizi di supporto umani. Crea ponti strutturati con le università e con il mondo del lavoro, non solo eventi episodici. Il modello francese ci mostra cosa succede quando questi ponti mancano: il conflitto sociale è il costo più alto che una società può pagare per aver trascurato l'orientamento.

La crisi francese non è un destino, ma un'avvertimento. La scelta del futuro si costruisce oggi, con le informazioni giuste, con i rapporti giusti, con il tempo giusto. Se vogliamo che i nostri studenti non debbano protestare per il senso del proprio percorso, dobbiamo garantire loro che il senso sia costruito passo dopo passo, con la scuola al loro fianco, non contro di loro.



 

 

 

 



 

 

[Orientamento scolastico (dopo la terza media)](/orientamento-scolastico-dopo-la-terza-media)

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[Guide alla scelta per studenti e genitori](/guide-alla-scelta-studenti-e-genitori)

 

 

 

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